Qualcuno dice che l’arte non è democrazia: Giovanni Lamorgese, artista poliedrico, questo lo sa bene e le sue opere sono ricche di simbolismi, ispirate ai maestri classici e sono state esposte spesso in giro per il mondo. Anche il confine tra artista e designer è difficile da marcare: Giovanni infatti è capace di contaminare dimore d’epoca, trulli e masserie con il suo stile forte, deciso ma allo stesso tempo morbido, come l’umanità che traspare dai suoi occhi e si percepisce dalle sue opere.
“Il mio compito è essere un visionario: entrare in un posto e immaginarlo realizzato”: visual artist concept designer, Giovanni nasce però scenografo un’esperienza che ha fuorviato la sua immaginazione: “Nella scenografia i tempi sono brevi e i costi sono alti: bisogna fare sintesi”.
L’obiettivo dei creativi è quello di donare bellezza: Giovanni Lamorgese racconta le sue esperienze e conclude dicendo: “Faccio bambini e li mollo”. Non è Salentino, è arrivato a Lecce per la prima volta dodici anni fa, per un lavoro da svolgere, e se ne è innamorato. “Sembrava la città dei balocchi”. Così trasforma un’azienda metalmeccanica in un’azienda di design di riuso, quando ancora di riuso si faticava a parlare. Oggi le sue committenze di artista sono sparse per l’Italia, e non solo, ma il Salento rimane un riferimento per la produzione, anche perché qui ha ripreso a lavorare un materiale tipico del nostro territorio, la ceramica.
“La mia ceramica si discosta dal concetto Salentino, la mia è arte contemporanea di gesto, un po’ alla Lucio Fontana, alla Melotti, che sono i miei maestri”.
Gli chiedo quale possa essere il suo contributo come artista in relazione al nostro territorio e la risposta mi spiazza: “Avere la capacità aprire i cuori, sino a quando i cuori rimarranno schermati non ci sarà mai una vittoria del territorio”.
La sua formazione poi è cosmopolita, ha basi ferree: “Non possiamo continuare a costruire sulla sabbia, la sabbia con il vento fa crollare tutto, questo è un territorio pieno di fonti creative ma le persone vanno via. L’Accademia Delle Belle Arti di Lecce ha delle grandi difficoltà oggettuali: un allievo non può confrontarsi solo all’interno del luogo stesso, ha bisogno di confrontarsi con altre realtà, altrimenti è utopico.
Fare l’artista secondo le istituzioni è una perdita di tempo non viene considerato un mestiere”. Eppure Giovanni Lamorgese vive del suo lavoro e dice: “L’arte è una dote ma va raffinata con lo studio. In barba ai luoghi comuni, l’arte non è ciò che appare, avere una dote non basta, l’arte è disciplina e costanza, e ancora, studio ed esperienza: l’arte contemporanea è scienza pura basata sugli equilibri del proprio sentire che si ottengono attraverso lo studio, la conoscenza, il confronto, con il cuore. È molto difficile togliere è molto più facile aggiungere, l’estetica è la sintesi. L’artista deve essere disciplinato, perché deve percepire ciò che ancora deve accadere”.
Alla domanda su quale sarà il suo contributo sul territorio, Giovanni Lamorgese ci racconta di aver vinto un concorso ed aver creato una fontana all’interno di un’azienda: “Ho partecipato ma non pensavo di vincere, seminare un seme dopo l’altro crea un prato meraviglioso”. Giovanni Lamorgese è l’artista che accetta e ingloba l’umana imperfezione, quelle fragilità che in una società edonistica evitiamo di vedere. Se l’arte è espressione del sentire, non dovrebbe forse essere rappresentata nella sua autentica imperfezione?

